Sanità, Marinelli e Paolucci: "Abruzzo ultimo in Italia per le prime visite specialistiche: solo una ricetta su tre diventa una prestazione"

 

"La propaganda può raccontare una sanità abruzzese modello, ma i numeri raccontano un'altra realtà".

E questa volta solo impietosi: l'Abruzzo e' ultimo in Italia per la quota di prescrizioni, con appena il 33,7%, così il segretario regionale del PD Daniele Marinelli con il capogruppo PD in Consiglio regionale Silvio Paolucci.

"Dai dati si evince che solo una ricetta su tre diventa una vista - spiegano Marinelli e Paolucci - E' il dato peggiore tra tutte le Regioni, lontanissimo da realtà come la Provincia di Bolzano, al 67,7%, e anche dalle altre Regioni del centro - sud. E' la fotografia di un sistema che non riesce a garantire ai cittadini una risposta alla domanda di salute. Dietro quel 37,7% ci sono persone che aspettano, rinunciano, si rivolgono al privato o semplicemente rinunciano a curarsi. Da anni Marsilio ci racconta della samica abruzzese come di un modello nazionale. La verità e' che questo modello esiste soltanto nella sua mente. I cittadini, invece, fanno i conti ogni giorno con liste d'attesa, carenza di personale e servizi che non riescono a dare risposte. Questi numeri dovrebbero bastare per smettere di fare propaganda e iniziare finalmente a governare la sanità. Lo sapevamo: chi paga, chi non può non si cura - aggiungono - questi dati fotografano una conseguenza precisa di una sanità che non riesce più a garantire universalità e accesso alle cure. Quando una persona non riesce a ottenere una visita attraverso il servizio sanitario, spesso l'alternativa diventa rivolgersi al privato. E per chi non ha le risorse, il rischio concreto e' rinunciare alla prestazione e quindi alla cura. Per questo, mentre la Regione continua a cantare un modello che i numeri smentiscono, almeno si abbia il coraggio di intervenire sugli strumenti che possono ridurre le disuguaglianze. A partire dalla revisione dei criteri di esenzione del ticket, che devono tenere maggiormente conto delle condizioni economiche reali delle famiglie. La sanità pubblica deve garantire le cure a tutti, non soltanto a chi può permettersi di pagare quando il sistema pubblico non risponde. E' questa la sfida che la Regione continua a non affrontare".

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